<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><channel><title>Simone Bussoni — Idee</title><description>SEO, CRO, dati e AI. Quello che imparo lavorando, scritto perché resti.</description><link>https://www.simonebussoni.it/</link><language>it-IT</language><item><title>GA4 tre anni dopo: le 5 cose che continuo a vedere sbagliate</title><link>https://www.simonebussoni.it/idee/ga4-tre-anni-dopo/</link><guid isPermaLink="true">https://www.simonebussoni.it/idee/ga4-tre-anni-dopo/</guid><description>Tre anni di GA4 sui progetti reali. Gli errori che si ripetono più spesso — e perché quasi sempre non sono tecnici ma di impostazione: si misura tutto e si decide niente.</description><pubDate>Thu, 14 May 2026 00:00:00 GMT</pubDate><content:encoded>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;TL;DR&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Dopo tre anni di GA4 su progetti veri, gli errori ricorrenti non sono bug ma scelte: 1) misurare tutto senza sapere quale decisione servirà il dato; 2) fidarsi delle conversioni senza controllare come sono definite; 3) ignorare il consenso e poi stupirsi dei buchi nei dati; 4) confrontare GA4 e Universal come se fossero la stessa cosa; 5) fare report che nessuno usa. GA4 non è difficile: è onesto, e mostra quanto poco sapevamo prima.&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;&lt;p&gt;GA4 si è preso una brutta fama, in parte meritata per l’interfaccia, in parte no. Dopo tre anni a
usarlo sui progetti di clienti veri, ho notato che gli errori più costosi non sono tecnici. Sono di
impostazione. Eccone cinque.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;1. Misurare tutto, decidere niente&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Il primo istinto con GA4 è tracciare ogni evento possibile. Poi ci si ritrova con duecento eventi e
nessuna risposta. Un dato che non cambia una decisione è arredamento. Prima la domanda (“questo
cambio di layout ha aiutato o no?”), poi la misura. Non il contrario.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;2. Fidarsi delle conversioni senza guardarne la definizione&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;“Le conversioni sono calate” è una frase che vale zero finché non sai &lt;strong&gt;cosa&lt;/strong&gt; conta come
conversione. Spesso è un evento definito male: un click su un pulsante che non porta a nulla, un
form che spara l’evento anche in caso di errore. Prima di allarmarti, apri la definizione.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;3. Ignorare il consenso e poi stupirsi dei buchi&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Con Consent Mode e il rifiuto di molti utenti, GA4 stima e modella parte dei dati. Chi non lo sa
legge i numeri come assoluti e prende cantonate. I dati sono direzionali, non catastali. Sapere
com’è configurato il consenso è metà dell’interpretazione.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;4. Confrontare GA4 e Universal come se fossero gemelli&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Modello di dati diverso, definizione di sessione diversa, attribuzione diversa. Confrontare i numeri
di GA4 2024 con quelli di Universal 2022 e trarne trend è un errore di metodo. Sono due strumenti,
non due versioni dello stesso righello.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;5. Fare report che nessuno usa&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Il report più bello è quello che qualcuno legge e usa per decidere. Molti dashboard esistono per
rassicurare, non per informare. L’AI qui aiuta, ma non come pensano: non serve a scrivere più
slide, serve a farsi domande migliori sui dati. Un buon report finisce con “quindi facciamo X”, non
con un grafico in più.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;La verità scomoda&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;GA4 non è difficile: è onesto. Mostra quanto poco sapevamo prima, quando Universal ci raccontava
sessioni gonfiate e attribuzioni comode. Fastidioso? Sì. Ma un dato scomodo e vero vale più di uno
comodo e falso.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Se ti interessa come uso i dati per decidere, &lt;a href=&quot;/temi/strategia-dati/&quot;&gt;è la mia pillar Strategia &amp;amp; Dati&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;
</content:encoded><author>Simone Bussoni</author></item><item><title>La scheda prodotto perfetta nel 2026</title><link>https://www.simonebussoni.it/idee/scheda-prodotto-perfetta-2026/</link><guid isPermaLink="true">https://www.simonebussoni.it/idee/scheda-prodotto-perfetta-2026/</guid><description>La pagina più sottovalutata di un ecommerce è la scheda prodotto. Cosa la rende efficace oggi, tra SEO, conversione e AI che leggono i tuoi contenuti prima dei clienti.</description><pubDate>Thu, 02 Apr 2026 00:00:00 GMT</pubDate><content:encoded>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;TL;DR&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La scheda prodotto è insieme la tua landing più importante e la fonte da cui le AI estraggono informazioni sul prodotto. Nel 2026 funziona quando fa tre cose: risponde alle obiezioni prima che diventino dubbi, è strutturata in modo estraibile (dati chiari, specifiche, FAQ, schema Product) ed è veloce. Non è copywriting decorativo: è togliere motivi per rimandare l’&apos;acquisto. Un aggiornamento moderno di quello che raccontavo a #SEOCMS nel 2017.&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;&lt;p&gt;Nel 2017, a #SEOCMS, raccontavo come ottimizzare categorie e schede prodotto in Magento. Le leggi di
base non sono cambiate. Il contesto sì: oggi la scheda prodotto non la leggono solo i clienti e
Google, la leggono anche le AI che rispondono “qual è il miglior X per Y?”. Aggiorniamola.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Perché è la pagina più importante&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Su un ecommerce, la scheda prodotto è dove si decide l’acquisto. È la tua landing page più
importante, moltiplicata per il numero di prodotti. Eppure spesso è la più trascurata: descrizioni
copiate dal fornitore, foto a caso, specifiche incomplete.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Una conversione è una decisione. Il tuo lavoro sulla scheda è togliere i motivi per rimandarla.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Cosa la rende efficace oggi&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;1. Risponde alle obiezioni prima che diventino dubbi.&lt;/strong&gt; Taglia? Compatibilità? Tempi di consegna?
Reso? Se il cliente deve cercarlo altrove, l’hai già perso. Le domande frequenti non sono un
accessorio: sono parte della vendita.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;2. È strutturata per essere estratta.&lt;/strong&gt; Specifiche in tabella, non in prosa. Un blocco FAQ reale.
Schema &lt;code&gt;Product&lt;/code&gt; con prezzo, disponibilità e recensioni. Questo serve a Google per i rich result e
serve alle AI per capire e citare il prodotto senza inventarsi i dettagli. Se non glieli dai tu,
li indovina — e indovina male.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;3. È veloce.&lt;/strong&gt; La velocità è una feature di vendita, non un tecnicismo. Ogni secondo di attesa su
mobile è un carrello che si raffredda. LCP basso, immagini in formato moderno, niente script inutili.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;4. Ha contenuto originale.&lt;/strong&gt; La descrizione del fornitore ce l’hanno in cento. Il tuo valore è
dire qualcosa che gli altri non dicono: come si usa davvero, per chi è, per chi non è. Anche l’AEO
premia chi prende posizione.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;L’equivalente in lead generation&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Se non vendi prodotti ma servizi, la scheda prodotto ha un gemello: la landing. E la regola più
tradita è la stessa — parla del problema del cliente, non di te. Una landing che elenca le tue
qualità converte peggio di una che dimostra di aver capito il problema di chi legge.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;In sintesi&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;La scheda prodotto perfetta nel 2026 non è più bella: è più utile. Risponde, si fa capire dalle
macchine e carica in fretta. Il resto — il copy brillante — viene dopo, e conta meno di quanto
pensi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Se il tema ti riguarda, &lt;a href=&quot;/temi/cro/&quot;&gt;è parte di come intendo la CRO&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;
</content:encoded><author>Simone Bussoni</author></item><item><title>Cosa ho imparato sul prodotto costruendo un&apos;app per il gelato</title><link>https://www.simonebussoni.it/idee/prodotto-costruendo-app-gelato/</link><guid isPermaLink="true">https://www.simonebussoni.it/idee/prodotto-costruendo-app-gelato/</guid><description>Bilanciare una ricetta di gelato — PAC, POD, grassi, solidi — e ottimizzare un tasso di conversione sono lo stesso mestiere: vincoli, metriche, iterazioni. Una metafora di CRO nata da un&apos;&apos;app che non doveva insegnarmi niente sul lavoro. Invece.</description><pubDate>Thu, 05 Mar 2026 00:00:00 GMT</pubDate><content:encoded>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;TL;DR&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ho costruito Gelato AI per hobby, ma mi ha ricordato le regole della CRO meglio di qualunque caso studio. Una ricetta di gelato è un sistema con vincoli (PAC, POD, grassi, solidi) e semafori: cambi una variabile alla volta, misuri, iteri. Come una conversione. Le tre lezioni: definisci i vincoli prima di ottimizzare, un solo cambiamento per volta, e i semafori valgono più dei numeri grezzi perché guidano la decisione.&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;&lt;p&gt;Gelato AI non doveva insegnarmi niente sul lavoro. È nato per hobby: volevo bilanciare le mie
ricette senza rifare i conti a mano ogni volta. Poi, costruendolo, mi sono accorto che stavo
riscrivendo le regole della CRO con parole diverse.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Una ricetta è un sistema con vincoli&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Il gelato fatto in casa non è cucina, è chimica con la panna. Ogni miscela si regge su un
equilibrio tra:&lt;/p&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;&lt;strong&gt;PAC&lt;/strong&gt; — potere anticongelante: quanto resta morbido il gelato in freezer.&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;strong&gt;POD&lt;/strong&gt; — potere dolcificante: quanto è percepito dolce, che non è quanto zucchero c’è.&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;strong&gt;Grassi e solidi&lt;/strong&gt; — struttura, cremosità, corpo.&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;p&gt;Ogni variabile spinge sulle altre. Aggiungi zucchero per la dolcezza e sposti il PAC. Togli grassi
per alleggerire e perdi cremosità. Non esiste “il valore giusto” in astratto: esiste l’equilibrio
dentro i tuoi vincoli — la tua gelatiera, il tuo gusto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ti ricorda qualcosa? È un funnel di conversione. Alzi la fiducia con più informazioni e allunghi la
pagina. Semplifichi il form e perdi dati di qualificazione. Nessuna leva è gratis.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Lezione 1: definisci i vincoli prima di ottimizzare&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;La prima versione dell’app dava un punteggio “assoluto” alla ricetta. Inutile: un valore perfetto
per un mantecatore professionale è sbagliato per una Ninja CREAMi. Ho dovuto far dichiarare
&lt;strong&gt;prima&lt;/strong&gt; la macchina e il livello, e solo dopo calcolare l’equilibrio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel lavoro è identico. “Ottimizzare la conversione” senza definire il contesto — che traffico, che
prodotto, che margine — produce numeri che sembrano giusti e decisioni sbagliate. I vincoli vengono
prima dell’ottimizzazione.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Lezione 2: una variabile alla volta&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Quando una miscela non stava in piedi, la tentazione era correggere tre cose insieme. Sbagliato: se
poi funziona, non sai perché, e non puoi ripeterlo. Un cambiamento, un test, una lettura.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;È la regola dell’A/B test detta con il cucchiaino. Un test senza ipotesi è una lotteria; un test con
tre variabili insieme è una lotteria travestita da metodo.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Lezione 3: i semafori battono i numeri grezzi&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;La scelta che ha reso l’app usabile non è stata il motore di calcolo: sono stati i &lt;strong&gt;semafori&lt;/strong&gt;.
Verde, giallo, rosso invece di “PAC 28,4”. Perché un numero grezzo ti informa; un semaforo ti fa
decidere.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nei report di lavoro è la lezione più sottovalutata. Un dato che non cambia una decisione è
arredamento. Il lavoro non è produrre più metriche: è tradurle in “cosa faccio adesso”. Un buon
report è un semaforo con le fonti allegate.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;La morale&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Bilanciare PAC e POD e ottimizzare una conversione sono lo stesso mestiere: capisci i vincoli,
cambi una cosa alla volta, misuri, e traduci il risultato in una decisione. L’ho imparato meglio da
un’app sul gelato che da parecchi corsi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;/lab/gelato-ai/&quot;&gt;Gelato AI è qui, con la storia dietro →&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
</content:encoded><author>Simone Bussoni</author></item><item><title>AEO, GEO, AIO: proviamo a fare ordine (e a farci trovare dalle AI)</title><link>https://www.simonebussoni.it/idee/aeo-geo-aio-facciamo-ordine/</link><guid isPermaLink="true">https://www.simonebussoni.it/idee/aeo-geo-aio-facciamo-ordine/</guid><description>AEO, GEO, AIO sono sigle diverse per lo stesso spostamento: dall&apos;&apos;ottimizzare per il ranking all&apos;&apos;ottimizzare per la citazione. Cosa significano davvero e cosa cambia nel lavoro concreto.</description><pubDate>Tue, 10 Feb 2026 00:00:00 GMT</pubDate><content:encoded>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;TL;DR&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;AEO (Answer Engine Optimization), GEO (Generative Engine Optimization) e AIO (AI Optimization) sono nomi diversi per la stessa transizione: si passa dall’‘ottimizzare per posizionarsi in una lista di link all’‘ottimizzare per essere capiti e citati dentro una risposta. Il lavoro concreto cambia poco nella tecnica e molto nella priorità: prima costruisci un’&apos;entità credibile e contenuti citabili, poi pensi alle keyword. La SEO non muore, cambia destinatario.&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;&lt;p&gt;Ogni pochi mesi esce una sigla nuova e qualcuno annuncia la morte della SEO. Facciamo ordine, perché
sotto il rumore c’è un cambiamento vero — solo che non è quello del titolo clickbait.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Le tre sigle, in una riga ciascuna&lt;/h2&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;&lt;strong&gt;AEO — Answer Engine Optimization&lt;/strong&gt;: ottimizzare per i motori di risposta (i box “risposta
diretta”, gli assistenti vocali). L’unità non è la pagina, è la risposta.&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;strong&gt;GEO — Generative Engine Optimization&lt;/strong&gt;: ottimizzare per i motori generativi (ChatGPT,
Perplexity, le AI Overview di Google). L’obiettivo è essere la fonte che il modello sceglie di
citare.&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;strong&gt;AIO — AI Optimization&lt;/strong&gt;: l’ombrello che tiene insieme tutto il resto, spesso usato come sinonimo
di GEO.&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;p&gt;Tre acronimi, una sola direzione: &lt;strong&gt;dal ranking alla citazione.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Cosa cambia davvero nel lavoro&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Meno di quanto suggeriscono le sigle, in tecnica. Molto, nelle priorità.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;1. Prima l’entità, poi le keyword.&lt;/strong&gt; Un motore generativo cita fonti di cui si fida. La fiducia
nasce dall’entità: chi sei, cosa dimostri di sapere, con quali fonti verificabili sei collegato.
Dati strutturati coerenti, &lt;code&gt;sameAs&lt;/code&gt; puliti, una biografia che coincide ovunque.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;2. Contenuti citabili battono contenuti lunghi.&lt;/strong&gt; Un modello estrae affermazioni nette, non
paragrafi cauti. Un TL;DR in cima, una tesi chiara, esempi concreti. Se il tuo pezzo si può
riassumere solo tradendolo, non verrà riassunto: verrà saltato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;3. La struttura conta più di prima.&lt;/strong&gt; Heading in forma di domanda, risposta diretta nel primo
paragrafo, liste e tabelle dove servono. Non per “piacere all’algoritmo”: per rendere il contenuto
estraibile senza ambiguità.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;4. Misura dove appari, non solo dove ranki.&lt;/strong&gt; La metrica nuova non è la posizione media: è
“quante volte vengo citato, e in che contesto, nelle risposte generative”. Gli strumenti stanno
arrivando; intanto si controlla a mano, ponendo domande ai modelli.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Quello che NON cambia&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;La SEO tecnica resta igiene: sitemap, performance, crawlability, canonical. Necessaria, mai
sufficiente — esattamente come prima. E resta vero che il contenuto deve servire a una persona: le
AI sono addestrate su testo scritto per umani, non per algoritmi.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;La sintesi che uso&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;La SEO non sta morendo: sta cambiando destinatario. Prima ottimizzavo per un motore che restituiva
dieci link. Oggi ottimizzo anche per un sistema che restituisce una risposta e decide se dentro
quella risposta c’è il mio nome. Il lavoro vero — costruire un’entità credibile e dire cose chiare —
è lo stesso di sempre. Solo, adesso conta di più.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Se vuoi il quadro generale, &lt;a href=&quot;/temi/seo-ai-search/&quot;&gt;è il cuore della mia pillar SEO &amp;amp; AI Search&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;
</content:encoded><author>Simone Bussoni</author></item><item><title>Ho rifatto il mio sito personale pensando alle AI: cosa ho scelto e perché</title><link>https://www.simonebussoni.it/idee/sito-personale-pensato-per-le-ai/</link><guid isPermaLink="true">https://www.simonebussoni.it/idee/sito-personale-pensato-per-le-ai/</guid><description>Le scelte dietro questo sito: entity-first invece di keyword-first, llms.txt, versioni Markdown delle pagine e un grafo JSON-LD unico. Un sito personale progettato per essere capito e citato dalle AI, non solo indicizzato da Google.</description><pubDate>Tue, 20 Jan 2026 00:00:00 GMT</pubDate><content:encoded>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;TL;DR&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ho ricostruito &lt;a href=&quot;http://simonebussoni.it&quot;&gt;simonebussoni.it&lt;/a&gt; partendo da una domanda: cosa serve perché un sistema — Google o un LLM — capisca chi sono e mi citi? Risposta: un’entità coerente (un solo nodo Person nel JSON-LD, referenziato ovunque via @id), contenuti citabili con un TL;DR in cima, un /llms.txt curato e una versione Markdown pulita di ogni pagina. Niente CMS, niente tracciamento prima del consenso, 100 di Lighthouse. Entity-first, non keyword-first.&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;&lt;p&gt;Quando ho deciso di rifare il mio sito personale, la domanda di partenza non è stata “quali
keyword voglio posizionare?”. È stata un’altra: &lt;strong&gt;cosa serve perché un sistema — Google, ChatGPT,
Perplexity, Claude — capisca chi sono e decida di citarmi?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;È una domanda diversa, e porta a scelte diverse. Le racconto qui, perché questo sito è il primo
caso studio di sé stesso.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Entity-first, non keyword-first&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;La SEO che ho imparato nel 2008 partiva dalla pagina: una pagina, una keyword, un intento. Funziona
ancora, ma è metà del lavoro. L’altra metà è l’&lt;strong&gt;entità&lt;/strong&gt;: chi sei, cosa sai fare, con chi sei
collegato, cosa hai fatto di verificabile.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I motori generativi non ragionano per pagine, ragionano per entità e relazioni. Se non sanno chi
sei, non importa quanto è ottimizzata la singola pagina: non hanno un motivo per fidarsi di te
abbastanza da citarti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Così ho costruito il sito attorno a un’entità coerente prima ancora che attorno ai contenuti.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Un solo nodo Person, referenziato via @id&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Ogni pagina emette un grafo JSON-LD, ma il nodo &lt;code&gt;Person&lt;/code&gt; che mi descrive è definito &lt;strong&gt;una volta
sola&lt;/strong&gt;, con un &lt;code&gt;@id&lt;/code&gt; stabile. Tutte le altre pagine — un post, la pagina di un progetto — non lo
ridichiarano: lo referenziano via &lt;code&gt;@id&lt;/code&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il risultato è che un crawler che aggrega i miei dati non trova cinque versioni diverse di “Simone
Bussoni” con dettagli leggermente diversi. Ne trova una, consistente, ovunque. La consistenza è
fiducia, e la fiducia è ciò che fa la differenza tra essere indicizzati ed essere citati.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nello stesso nodo ho messo geografia dettagliata (dove sono nato, dove vivo, dove lavoro),
&lt;code&gt;knowsAbout&lt;/code&gt; esplicito e un &lt;code&gt;sameAs&lt;/code&gt; che è una &lt;strong&gt;whitelist&lt;/strong&gt;: solo i profili che rappresentano
davvero la mia identità professionale. Niente “per completezza”.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Contenuti citabili: il TL;DR in cima&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Ogni post — questo compreso — inizia con un TL;DR. Non è pigrizia verso il lettore: è il blocco
progettato per essere estratto. Le AI citano chi prende posizione con chiarezza in poche righe, non
chi annega la tesi in tremila parole.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Se una macchina deve riassumere questo pezzo in due frasi, gliele ho già scritte io. Meglio che le
scriva io.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;/llms.txt e le versioni Markdown&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Due dettagli tecnici che costano poco e dicono molto:&lt;/p&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;&lt;strong&gt;&lt;code&gt;/llms.txt&lt;/code&gt;&lt;/strong&gt;: un indice in Markdown, curato a mano, che spiega in tre righe chi sono e linka le
pagine chiave. È il &lt;code&gt;robots.txt&lt;/code&gt; dell’era degli LLM: un punto d’ingresso pensato per le macchine.&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;strong&gt;Versione Markdown di ogni pagina&lt;/strong&gt;: accanto a ogni contenuto HTML c’è la stessa pagina in
Markdown pulito, dichiarata nell’head con &lt;code&gt;rel=&amp;quot;alternate&amp;quot; type=&amp;quot;text/markdown&amp;quot;&lt;/code&gt;. Niente
navigazione, niente rumore: solo il testo, come piace a un modello.&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;p&gt;Nel &lt;code&gt;robots.txt&lt;/code&gt; ho poi consentito esplicitamente GPTBot, ClaudeBot, PerplexityBot e Google-Extended.
È una scelta deliberata: l’obiettivo non è difendersi dalle AI, è essere citati.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Le scelte “noiose” che rendono tutto più veloce&lt;/h2&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;&lt;strong&gt;Niente CMS con database.&lt;/strong&gt; I contenuti sono file nel repository. Meno superficie d’attacco, meno
cose che si rompono, deploy statico.&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;strong&gt;Niente tracciamento prima del consenso.&lt;/strong&gt; Consent Mode v2 con default &lt;code&gt;denied&lt;/code&gt;: se non accetti,
non parte nemmeno un cookie. Il sito funziona identico.&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;strong&gt;100 di Lighthouse come vincolo, non come obiettivo.&lt;/strong&gt; Font self-hosted e in subset, zero
JavaScript di framework, immagini responsive. La velocità è parte del messaggio: un sito lento su
performance non è credibile quando parli di performance.&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;h2&gt;Perché raccontarlo&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Perché è il modo più onesto di dimostrare una competenza: farla, e mostrare il dietro le quinte.
Questo sito è la mia tesi sull’AI search scritta in HTML, JSON-LD e Markdown invece che in slide.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Se ti interessa il tema, &lt;a href=&quot;/temi/seo-ai-search/&quot;&gt;ne parlo più in generale nella pillar SEO &amp;amp; AI Search&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;
</content:encoded><author>Simone Bussoni</author></item></channel></rss>